Lycra

I primi studi sui poliuretani risalgono al 1937, presso i laboratori di ricerca della tedesca Bayer. Lo scopo era di trovare un’alternativa sintetica alla gomma, materia prima necessaria alle politiche di riarmo della Germania ma che doveva essere importata. Nel 1939 Paul Schlack sintetizzò un polimero ad alto peso molecolare dotato di proprietà elastiche.
La prima fibra poliuretanica dovette aspettare il dopoguerra e fu prodotta nel 1951 da W. Brenschede, attraverso un procedimento di filatura a umido e fu denominata inizialmente Vulkollan[2], marchio ancor oggi utilizzato per altre applicazioni.

Negli Stati Uniti degli anni cinquanta la multinazionale DuPont fece grandi investimenti nello sviluppo di una fibra elastica e nel 1959, grazie al lavoro sui poliuretani di Mark Dagenkolb Snyder e Joseph Clois Shivers, mise a punto un procedimento di filatura a secco[3] e produsse della prima vera fibra elastica a base poliuretanica, che sarà resa effettivamente disponibile sul mercato nel 1962 con il marchio Lycra.
La neonata tecnologia permetteva di produrre solamente filo dal titolo relativamente grosso e le prime applicazioni si limitarono alla corsetteria e alle calze medicali, ma già nel 1964 lo stilista fiorentino Emilio Pucci presentò un costume da bagno elasticizzato con Lycra[2].

La concorrenza non rimase ferma a guardare e, nel 1964, la tedesca Bayer mise in commercio la propria fibra poliuretanica sotto il marchio Dorlastan, mentre l’offerta si arricchiva di filati sempre più sottili, ma la vera impennata del mercato arrivò all’inizio degli anni ottanta quando gli elastomeri cominciarono ad essere largamente impiegati nella produzione delle calze da donna, grazie anche all’allora dilagante moda della minigonna. Come le calze, molti altri settori dell’industria tessile sono stati letteralmente rivoluzionati dalla massiccia introduzione di questa fibra.

Nonostante l’aumentata diffusione, la fibra poliuretanica si manteneva un prodotto relativamente costoso, ragion per cui l’uso era normalmente limitato a prodotti ad alto valore aggiunto. Sul finire degli anni novanta un forte aumento di produzione, una guerra al ribasso e la crisi economica ne hanno frazionato il prezzo, rendendo l’elastam conveniente anche in prodotti più standard. Gli anni 2000 hanno visto la definitiva uscita dal settore di multinazionali del calibro di DuPont e Bayer che hanno ceduto rispettivamente a Koch Industries (2004)[4] e Asahi KASEI (2006)[5].

In Italia il filo elastam era prodotto fino al 2008[6] dall’italiana Fillattice a Capriate San Gervasio (BG), mentre la coreana Hyosung Corporation ha installato un impianto di orditura[7] a San Giuliano Milanese (MI). RadiciGroup è una multinazionale italiana, ma la sua produzione di fibra elastica è localizzata negli Stati Uniti. La presenza in Italia degli altri produttori è limitata alla commercializzazione e all’assistenza tecnica.

Visualizzazione di tutti i 2 risultati